Il Nuovo Mondo in 6 vini

Il mondo è grande, quello Nuovo poi… Perciò non perdiamo tempo e lasciamo la parola ai vini che abbiamo incontrato saltellando da un bicchiere all’altro, rappresentanti di quei Paesi la cui produzione vinicola è senz’altro recente, in alcuni casi ancora molto poco sviluppata, ma decisamente degna del nostro interesse e curiosità. Buon viaggio!

1. Nuova Zelanda

Waipara HillsPer avere un’idea della sensazione che si prova nel degustare un Sauvignon di Marlborough, pensate a una pioggerella primaverile. Freschezza, profumi di agrumi e frutti bianchi, un tocco caratteristico di foglia di pomodoro. Questo 2014 di Waipara Hills è piuttosto una pioggia di inizio estate, con profumi che ricordano i frutti tropicali, più maturi ma altrettanto coinvolgenti. Un vino che esprime un senso di libertà e mette voglia di volare, agile nonostante i suoi 13% grazie a un equilibrio perfetto tra il calore dell’alcol e la freschezza acida. Marlborough è la principale zona di produzione della Nuova Zelanda, situata all’estremo nord dell’Isola del sud e che ormai da anni non cessa di riscuotere successi sui mercati internazionali proprio per la tipicità dei suoi vini, in particolare i Sauvignon. La zona racchiude circa il 60% della superficie vitata del Paese e le valli in cui si concentrano le produzioni migliori sono la Wairau Valley e l’Awatere Valley. Spesso le uve provengono da vigneti di aree diverse, per dare un pizzico di diversità a uno stile che rischierebbe in alcune annate di suonare un po’ ‘monotono’. Il suolo è recente e prevalentemente argilloso, di origine alluvionale. Questo aspetto, insieme a un clima caratterizzato da influenze marittime, lunghe giornate assolate e notti fresche, è perfetto per il Sauvignon, che approfitta del lungo periodo di maturazione per accumulare zuccheri senza perdere acidità. Un bellissimo abbinamento per antipasti freddi, a base di verdure, formaggi freschi e torte salate, ma in grado di reggere anche carni bianche e paste con condimenti leggeri.

2. Sud Africa

Continuando nella metafora delle stagioni, il Pinotage Ayama 2013 (Sud Africa) è una mite sera d’autunno. Abbiamo già parlato di questo vino(1), ma è stato interessante ritrovarlo in una versione più giovane e ‘sciolta’, e lasciarsi ‘coccolare’ dai suoi sentori di cioccolato e frutti rossi accompagnati da un leggero retrogusto fumé. Un vino che promette bene e che esprimerà al massimo le sue potenzialità tra qualche tempo. Se si preferisce consumarlo ora, è un ottimo vino da tutto pasto, da non mortificare con sapori troppo importanti (un brasato o della cacciagione, per esempio), ma che si presta ad accompagnare la maggior parte dei cibi quotidiani. Per rispolverare la vostra conoscenza del Sud Africa e del suo vitigno ‘signature’, leggete i nostri post 1 e 2.

3. Argentina

Attraversiamo l’Atlantico e op! Eccoci in Sud America. Per la precisione, il prossimo sorso ci porta in Argentina, nei vigneti di Telteca, situati a Barrancas (Maipú) e La Consulta (Uco Valley), entrambe giudicate tra le migliori aree di produzione della provincia di Mendoza. Il protagonista qui è il Malbec. In queste terre desertiche, i primi sistemi di irrigazione furono costruiti dalla tribù nativa degli Huarpe e perfezionati poi dagli Spagnoli, che introdussero la coltivazione della vite. Gli Huarpe mostravano un enorme rispetto per la natura che li circondava e il nome dell’azienda è un tributo al loro impegno nonché un proposito a continuare in quella stessa direzione: Telteca significa ‘frutti maturi’. Le temperature fresche (850 m s.l.m., in media 15-17°C) e le lunghe giornate di sole regalano al vino colori intensi, aromi ben distinti e potenti, corpo e struttura. TeltecaQuesto Malbec Roble 2013 di Maipù riposa in barriques di legno americano per 6 mesi dopo la malolattica, e altri 3-6 mesi in bottiglia prima di essere messo in commercio. La ‘dolcezza’ del legno americano è la nota più significativa, insieme a caffè e cuoio. Un piccolo difetto: manca un po’ di ‘agilità’, il che mette leggermente in dubbio la possibilità di superare al meglio un ulteriore breve periodo di affinamento, ma mai dire mai; ogni bottiglia è una storia a sé e questo Malbec regala sensazioni molto piacevoli.

4. Uruguay

L’Uruguay non si è ancora veramente affermato come paese produttore di vino, ma il Tannat è già comunque un vitigno simbolo per questa terra, ricca di colline ondulate, brezze atlantiche e condizioni climatiche ideali per uve sane e mature. L’acqua non manca nei suoli calcareo-argillosi di Etcheverría, dove vengono raccolte le uve che danno vita al Tannat Riserva 2011 di Bodega Marichal. Il nome del vitigno, originario del Madiran (Francia), si rifà alla sua caratteristica principale: la tannicità. Tuttavia ci si aspetterebbe di più da questo vino, che di tannini ne mostra davvero pochi. Probabilmente ha passato il punto di massima espressione, ma è difficile ‘giudicare’ un tipo di vino di cui non si ha grande esperienza. L’affinamento di 12 mesi in legno è bilanciato da un 30% in solo acciaio, per non estremizzare l’aspetto tannico. La frutta stramatura, però, prevale e lascia la bocca un po’ ‘stanca’ e amarognola sul finale. Peccato, ma non ci fermeremo qui e il prossimo Tannat ci aiuterà a capire meglio questa terra e i suoi vignaioli, la cui importanza a livello internazionale è in continua crescita.

5. Cile

Spostandoci in Cile, incontriamo una ventata di Europa, o meglio, di Francia. Se il Paese è salito alla ribalta per i suoi Cabernet e, nelle zone più fresche, Sauvignon e Chardonnay, questo Carmenère Reserva 2011 stuzzica un po’ di più la nostra curiosità. Il vitigno è ovviamente di origine bordolese, ma anche le scelte di vinificazione e affinamento (12 mesi in rovere francese nuovo) strizzano l’occhio ai clienti dai gusti più tradizionali. Volendo semplificare al massimo la descrizione di un vino davvero ben fatto e complesso – con un po’ di cammino ancora da fare per raggiungere una migliore integrazione del legno – si potrebbe racchiuderlo in due parole: ciliegia e vaniglia. I vigneti dell’Az. Laura Hartwig si trovano nel cuore della Colchagua Valley, la parte meridionale di Rapel, nei pressi di Santa Cruz. I suoli sono pianeggianti, profondi, formati da limo argilloso sovrapposto a un substrato più sabbioso. La zona presenta le caratteristiche ideali per ottenere uve di qualità: stagioni ben definite, grandi escursioni termiche durante la stagione di maturazione (min. 13°C, max. 35°C), un clima mitigato e protetto dalle Ande e dall’influenza del Pacifico. Il loro Carmenère è decisamente apprezzabile e tanto versatile da poter accompagnare senza problemi un pasto completo. Un bell’esempio di utilizzo di un vitigno poco diffuso in un luogo lontano dal nostro immaginario culturale di ‘vigna’.

6. California

ParducciSorpresa a stelle e strisce: lo Zinfandel 2012 dell’Az. Parducci (la più antica della zona, 1932) ci lascia spiazzati! Siamo a Mendocino, la zona più a nord della California (North Coast AVA) la cui parte più famosa è la Anderson Valley, molto fresca e con nebbie frequenti. Più verso l’interno, vicino all’omonima città, le condizioni sono migliori per la maturazione dello Zinfandel (Primitivo), in un zona che sta ottenendo ottimi risultati dalla gestione sostenibile non solo dei vigneti, ma di tutte le colture in generale. Mendocino è ricca di microclimi; i vigneti Parducci, situati a est della Mendocino Range e nei pressi del Russian River, godono di un clima di tipo mediterraneo con temperature più elevate. Questo Zinfandel è un tripudio di frutti rossi e pepe nero, arricchiti da un affinamento di 12 mesi in barriques americane di secondo passaggio. Non ha niente dell’opulenza che ci si potrebbe aspettare da un vitigno così possente e dello stile, a volte decisamente troppo ‘marmellatoso’, dei rossi californiani. Parducci seleziona piccoli lotti di qualità superiore e li vinifica separatamente per ottenere profumi e sapori tanto delicati quanto coinvolgenti e intensi. Se non avete mai avuto modo di approcciare uno Zinfandel americano, questo è un bellissimo inizio e un ottimo investimento, grazie al grande potenziale di invecchiamento. Godibilissimo con piatti medio-ricchi, soprattutto a base di carne o con una bella grigliata iperamericana.

La selezione dei vini è stata presentata da Cantina Torino nella loro serata di degustazione del 16 febbraio 2016. Ritrovate tutte le etichette proposte ne ‘Il giro del mondo in 6 vini’ presso l’enoteca, in Via Monte di Pietà 15/B Torino, insieme a una ricca selezione di piccoli produttori da tutta Italia e da alcune parti del mondo con un occhio particolare per la qualità e per le realtà di dimensioni medio-piccole. Le serate di degustazione sono a tema e accompagnate dai loro ottimi piatti, la cadenza è generalmente mensile. Vi consigliamo caldamente l’esperienza.

Elisa Pesce

Elisa Pesce

Esperto assaggiatore ONAV, assaggiatore ONAF, WSET Advanced in Wines & Spirits nonché tecnico di marketing per l'enoturismo. Dato che la vita è una sola, preferisco sia il più incasinata possibile: il vino è l'unico modo per mantenere l'equilibrio. Vistita il mio Blog o scrivimi una mail

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