Verticale di Ciabot Mentin e l’inutilità di semplificare cose complesse

Il 1 febbraio ho avuto la fortuna di partecipare a una verticale del famoso Barolo Bric Mentin di Domenico Clerico. Quando mi sono iscritto credevo (sbagliandomi ovviamente) che l’eccezionalità fosse degustare in tutta calma alcune annate come 2004, 2006, 2007 e 2010 e invece no. La vera sorpresa è stata l’introduzione di Domenico Clerico e del suo collaboratore Oscar Arrivabene che aveva l’arduo compito di guidarci attraverso la realtà della cantina ma non lo ha fatto. O meglio, non ha fatto solo quello.

Semplificare aiuta, lo sappiamo da sempre. I riassunti, i Bignami, il “farla semplice”, i luoghi comuni e le scale di valore. Tutti i preconcetti semplicistici hanno lo scopo (in linea di massima) di guidarci nelle nostre scelte quotidiane e nel nostro modo di agire: la pizza più buona si trova a Napoli, a Milano c’è lo smog, a Pechino ce n’è di più, gli Stati uniti sono un paese liberale (ops) e via dicendo… Brutte notizie: il mondo non funziona così, Barolo non funziona così: nulla funziona così.

Per capire meglio la situazione bisogna  osservare il territorio da più lontano. Prendendo un libro di uno stimato corso sul vino in lingua inglese, ci si accorge che sul Barolo si taglia decisamente corto affermando che: nei comuni di La Morra e Barolo si ottengono vini più morbidi che hanno bisogno di meno affinamento, a Monforte e Serralunga vini più strutturati che hanno bisogno di più affinamento, mentre a Castiglione si ha un “mix” delle due situazioni.

Avvicinandosi, la questione cambia di molto. Quello del Barolo è un territorio complesso dove non solo è difficile fare un discorso generale in base ai comuni, ma addirittura all’interno di ogni singolo cru ci sono porzioni di vigna che affondano le radici in suoli differenti e subiscono l’influsso di microclimi diversi.

L’utilità di spiegare un territorio non deve essere semplificare la realtà, ma esporre la complessità per quello che è, far capire perché un certo prodotto può nascere in un certo posto, e solo in quel posto si esprimerà in quella maniera. Irripetibilità, unicità e complessità sono il vero valore di alcuni dei più grandi vini del mondo che hanno lo stesso fascino di un trucco di magia dove, anche se si è capito poco (o nulla) di come è stato fatto, ci si sforza di comprenderlo godendosi comunque uno spettacolo che, benché avvolto nel mistero, rimane appagante.

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Alberto Bracco

Alberto Bracco

Sommelier FISAR, assaggiatore ONAV e bevitore seriale. Nel mondo del vino per lavoro, passione e anche un po' per caso. Seguimi su Vivino o scrivimi una mail

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