Antinori Muffato della Sala: la magia del blend in 1000 casse di legno

Era il 1940 e il Marchese Nicolò Antinori si apprestava ad aggiungere un’importante proprietà alla sua già vasta “collezione”: il Castello della Sala. Siamo nell’orvietano, dove il fiume Tevere dà vita al Lago di Corbara. Uno specchio d’acqua che garantisce un’abbondante umidità e, unitamente alle condizioni climatiche, permette la formazione della botrytis cinerea o muffa nobile. Il progetto di Nicolò Antinori (padre di Piero Antinori) è ambizioso e nel 1979 l’enologo Renzo Cotarella prende parte al progetto.
Tra i prestigiosi vini del Castello della Sala il Muffato della Sala si pone di fatto come l’alternativa italiana al Sauternes. Sono 5 le uve utilizzate nel blend: Sauvignon Blanc, Grechetto, Sémillon, Riesling e Traminer. Se Sauvignon Blanc e Sémillon (non a caso) sono due delle uve che che troviamo nei Sauternes, l’impronta territoriale non è esclusa grazie al generoso uso di Grechetto, vitigno largamente utilizzato in Umbria.

Per l’annata 2010, la proprietà Antinori ha deciso di produrre 1000 casse da sei bottiglie: 1 bottiglia di Muffato della Sala e 5 bottiglie dei rispettivi vitigni che compongono l’assemblaggio vinificati separatamente. L’assemblaggio (o blend) è una fase molto delicata nella quale si cerca di creare un vino ben amalgamato ed equilibrato sfruttando le diverse caratteristiche delle componenti. Assaggiando i singoli vini si riesce a capire quanta abilità sia necessaria per creare un vino iconico come il Muffato della Sala.

Sauvignon Blanc: compone per il 58% il Muffato della Sala. Esprime tutta la sua potenza mostrando un’opulenza che viene mitigata dalla buona acidità. Subisce un affinamento di 7 mesi in legno. Potrebbe anche essere venduto singolarmente senza sfigurare.

Grechetto: nell’assemblaggio rappresenta il 24% ed è il vitigno che dona “l’identità umbra” al prodotto finito. Grande dolcezza poco bilanciata da un’acidità quasi timida. Retrogusto generoso, non stucchevole ma… quasi.

Sémillon: assaggiandolo si comprende come mai sia una componente così importante per i Sauternes. Suadente nota di zafferano e bocca molto larga. Nel Muffato della Sala se ne usa un 10%.

Riesling: utilizzato per il 5% dovrebbe dare la spinta acida necessaria a lasciare una sensazione di pulizia. Purtroppo uno dei due campioni assaggiati è stato scartato per problemi di tappo mentre l’altro presentava una nota ossidativa piuttosto “importante”.

Traminer: con solo il 3% rappresenta la “nota aromatica”. Preso da solo, data la scarsa acidità, si dimostra leggermente piatto seppur interessante sotto il profilo olfattivo.

Per quanto mi riguarda, Sauvignon Blanc a parte, questi vini presi nella loro singolarità non sono particolarmente interessanti. Questa è l’importanza del blend: prendere qualcosa di “ordinario” (anche se obiettivamente 5 vini muffati dell’orvietano così ordinari non sono) per trasformarlo in qualcosa di straordinario. Il Muffato della Sala 2010 è un gioco di equilibro tra dolcezza, acidità, potenza ed eleganza e questo box riesce a regalare la gioia infantile di poter sbirciare nel camerino di un mago per cercare di carpirne i segreti.

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Alberto Bracco

Alberto Bracco

Sommelier FISAR, WSET Level 3, assaggiatore ONAV e bevitore seriale. Nel mondo del vino per lavoro, passione e anche un po' per caso. Seguimi su Vivino o scrivimi una mail

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