“Non ci paghi manco il vetro” e altre leggende sul vino in offerta.

PREMESSA: questo post non è fatto per piacere a tutti e a tutti i costi e può risultare altamente impopolare. È stato scritto sotto l’impeto dello sconforto a forza di leggere valanghe di “cavolate” (alcune parole sono frutto di auto-moderazione) su Facebook (sotto a post che promuovevano vini a prezzi particolarmente bassi) alle quali avrei voluto rispondere una ad una. Dato che farlo avrebbe voluto dire perdere una mole notevole di tempo e avrebbe innescato discussioni poco proficue, ho deciso di dire la mia qui, nella serenità di “casa mia”.
Ho evitato lo scontro diretto non perché io sia un pavido ma perché l’ho ritenuta al momento la cosa più sensata.
Oscar Wilde, deve aver avuto la stessa sensazione quando sostenne che non si dovesse mai discutere con un idiota. Ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza.

La grande distribuzione (quella dei supermercati) è una “bestia strana”. Capita in alcuni periodi dell’anno di trovare infatti vini e, ovviamente, altri prodotti a prezzi decisamente bassi, a volte fin troppo.
Il consumatore a quel punto, solitamente, ha davanti a sé diverse strade:

  • decidere di provare il prodotto vuoi perché allettato dall’esigua cifra richiesta o perché lo conosce già oppure semplicemente per capire se ci si può portare a casa davvero qualcosa di interessante per un prezzo che sembra troppo basso
  • non comprare il prodotto credendo che il prezzo richiesto non sia sufficiente a garantire che all’interno della bottiglia ci possa essere un vino “buono”
  • ‎aprire Facebook (e similari) e sentenziare perentoriamente cose di cui non conosce nulla, ovviamente senza mai aver assaggiato il prodotto.

La categoria che mi interessa di più è la terza: persone che a volte hanno dimestichezza a malapena con la spesa quotidiana che si improvvisano cintura nera di gestione dei costi industriali, complottisti dell’ultima ora o tuttologi “disoccupati” perché è appena terminato l’ennesimo dibattito sui vaccini. Ovviamente questi hanno (come tutti) il diritto di parlare, ma soprattutto ne possiedono le competenze perché laureati presso “l’università della vita” e “lavorano presso se stessi” (anche perché certi sarebbe proprio difficile impiegarli diversamente) come scrivono sui loro profili social. Non sono un fan dei prezzi bassi a priori: il mercato non ne ha particolarmente bisogno e si rischia di destabilizzare la comunicazione della qualità dei prodotti. È anche vero però che il mercato non ha bisogno nemmeno di vini dal costo sostenuto e dalle caratteristiche organolettiche insufficienti a rappresentare l’immagine di un certo vino. Di quest’ultima categoria di vini nessuno parla perché è molto più “cool” sfogarsi sulla prima.
Di seguito proverò a riportare le frasi dette su vini da 2, 3 e 4€ da certi sedicenti espertoni del web (purtroppo talvolta pure Sommelier o agricoltori), cercando di dare risposte per lo meno sensate:

“Ma con quel prezzo non ci paghi neanche il vetro”
La variante di questa affermazione prevede da parte dei più precisini anche la disamina delle componenti capsula, tappo, etichetta e pure cartone.
Questa è la frase più comune e “divertente”.
I costi industriali sono una materia delicata. Chi compra 10 bottiglie vuote da un rivenditore le pagherà molto di più di chi ne compra 100.000, che a sua volta pagherà di più di chi ne compra 1.000.000 che ancora una volta le pagherà di più di chi ne compra 10.000.000: si chiama economia di scala. Non è richiesto che tutti lo capiscano, per carità, però aver assistito una volta al travaso del vino da una damigiana a una settantina di bottiglie da parte del proprio cugino non è sufficiente per parlare con cognizione di causa di aziende da milioni di bottiglie che possono pagarne una anche meno di 20 centesimi di euro. Quindi chi sostiene che su una bottiglia da 2 euro “non ci paghi neanche il vetro” ha sovrastimato il costo del contenitore anche più di 10 volte.

“Quello che ci sarà dentro non sarà senz’altro vino”
Solitamente a questa st…upidaggine seguono fantasiosi ingredienti come acqua, alcool e colorante o polverine dai poteri magici. Fortunatamente, il settore vinicolo italiano è uno dei più controllati. La sofisticazione (fare del vino in modo anomalo o non conformemente alle predisposizioni di legge) esiste ma è una minima parte. Solitamente certi prezzi sono frutto di economie di scala (ancora una volta), rese per ettaro maggiori o accordi commerciali temporanei dato che non tutto il vino della cantina viene venduto a quel prezzo. Il vino si fa con l’uva, dal Tavernello al Sassicaia.

“Hanno pure la DOC o la DOCG, se la fascetta è vera”
Falsificare la fascetta o la documentazione delle certificazioni è un reato. C’è chi ci ha provato; qualcuno ci è anche riuscito per un po’ di tempo ma poi la giustizia ha fatto il suo corso. I vini a denominazione, vengono sottoposti a commissioni di assaggio che ne decretano la compatibilità con lo status di DOC o DOCG. Queste commissioni assaggiano alla cieca e non sanno il prezzo di mercato che avrà quel vino una volta approvato. Ovviamente il sistema delle DOC italiano è decisamente perfettibile (anzi sarebbe opportuno dargli una bella revisionata) però intanto c’è.

“Perfetto se vuoi uccidere qualcuno”
Ovviamente queste affermazioni vengono fatte da chi certi vini non li ha manco assaggiati (anche perché la morte è brutta e fa paura quindi meglio non rischiare). È comunque risaputo che la stupidità umana sia in grado di mietere più vittime. Inutile dire che nessun supermercato vuole un vino killer. I prodotti vengono costantemente assaggiati e si provvede all’immissione sul mercato solo senza decessi all’attivo.

“Al massimo può andar bene per cucinare”
Tesi in contrapposizione alla precedente dato che, in ogni modo, verrebbe ingerito; per cucinare comunque usate sempre vini che potreste bere.

“Non lo userei nemmeno per pulire i pavimenti”
Meno male, aggiungo! La pulizia dei pavimenti richiede prodotti specifici. Mi ricordo un pub di Plymouth che aveva il pavimento pregno di birra (di buona qualità per altro); beh, camminarci sopra è stato tutt’altro che piacevole.

“Poveri piccoli vignaioli”
Questa tesi fa leva sulla “tenerezza” un po’ come le foto dei gattini. Scherzi a parte, capisco che chi lavora la vigna tutto l’anno non ami vedere vini venduti a certi prezzi: è comprensibile. Bisogna pensare che comunque dietro a grandi gruppi ci sono centinaia di altri vignaioli che lavorano le vigne e conferiscono le uve. Le aziende non “fabbricano” l’uva ma la ottengono nello stesso modo dei piccoli vignaioli. Il mercato è vasto e, per fare un esempio mangereccio, se io produco in proprio pasta fresca non posso pensare di dover o voler competere per volume, prezzo, tipologia di mercato o canali distributivi con Giovanni Rana.

“Sarei proprio curioso di sapere come può essere un vino del genere a quel prezzo”
Beh questa è facile… compralo e assaggialo.

BONUS 1
Sollecitato da una persona che diceva che sarebbe stato meglio assaggiare prima di dare certi giudizi uno spavaldo afferma:
“Io l’ho assaggiato (anche se non si riesce a capire di quale vino parli dato che la discussione era generica ndr) è meglio la pipì del cane”
Strano metro di paragone. Spero abbia assaggiato solo il vino e non la seconda “bevanda” anche se la sicurezza ostentata faceva intendere diversamente.

BONUS 2
Lascio come ultimo un commento di una signora su Facebook sotto a un post che si occupava di una campagna promozionale particolarmente aggressiva di un supermercato. Mi ha fatto ridere e subito dopo intristire, un po’ come alcuni film di Fantozzi:
“Avete provato ad aprire una bottiglia e lasciarla sul tavolo e vedere se arrivano i moscerini del vino col cavolo che ci vengono però se apro una mia bottiglia arrivano subito mica sono scemi i moscerini noi lo siamo”
Lungi da me “dare della scema” alla signora e, tralasciando la forma con la quale si è espressa, è doveroso informarla che purtroppo i suoi cari moscerini sono attratti dall’aceto e non dal vino. A buon intenditore…

 

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Alberto Bracco

Alberto Bracco

Sommelier FISAR, WSET Level 3, assaggiatore ONAV e bevitore seriale.
Nel mondo del vino per lavoro, passione e anche un po’ per caso.

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