Vino e bon ton: 5 “burinate” da evitare assolutamente!

Ci sono gesti ripetuti spesso, a volte quasi meccanicamente, che fanno parte della cattiva educazione del vino e dello stare a tavola. Delle “burinate” insomma che è meglio evitare. L’elenco delle cafonaggini potrebbe essere infinito ma l’ho limitato alle 5 per me più fastidiose:

Impugnare il calice dal bevante. Solitamente un calice è suddiviso in 3 parti: il bevante (la “coppa” che contiene il vino), lo stelo (la parte che sorregge il bevante) e il piede (la base di appoggio). Di norma è consigliabile tenere il bicchiere per il piede permettendo una maggiore distanza tra la nostra mano  (che ha un proprio odore o profumo, a seconda dei casi) e il vino. In questo modo l’odore della nostra mano non interferirà con gli aromi del vino. Non tutti si trovano a proprio agio con questa impugnatura che, a dire il vero, è consigliabile soprattutto durante le degustazioni; è bene sapere che il calice può essere impugnato anche dallo stelo, purché la mano sia sempre più verso il piede. Afferrare il calice dal bevante è un’orrendizia che si consuma trasversalmente affliggendo tanto la bettola di periferia all’ora dell’aperitivo, quanto il ristorante stellato. Voi siate superiori: non fatelo mai. Dilemma: se il bicchiere non avesse lo stelo? In quel caso andrebbe impugnato alla base.

Capovolgere la bottiglia vuota nel secchiello del ghiaccio. Questa è una cafonata che ho visto spesso, dalla discoteca ai ristoranti. Si tratta di un gesto veramente brutto e quasi di “disprezzo” sia verso la bottiglia, sia verso i commensali. Molti credono che sia un modo per far capire ai camerieri che la bottiglia è finita e debba essere sostituita. In quel caso è meglio lasciare la bottiglia terminata fuori dal secchiello. Il cameriere (se non siete all’osteria “dal lurido”) capirà ugualmente.

Annusare il vino dal collo della bottiglia. Non si fa, anche se l’ho visto fare e non solo in un locale. “Nasate” profonde volte forse a cogliere eventuali difetti oppure fatte con gesto liberatorio stile boccetta balsamica del Vicks. Si tratta comunque di un atto osceno e da evitare assolutamente. Non si tira con il naso dal collo della bottiglia: nemmeno foste Lapo.

Mettere l’acqua nel vino. Questo è un gesto spregevole quasi quanto mettere il vino nell’acqua (che sembra la stessa cosa ma cambiano le proporzioni).  Gilbert Keith Chesterton (scrittore britannico vissuto a cavallo tra il 1800 e il 1900) scrisse: “non importa dove va l’acqua, purché non vada nel vino” e aveva ragione. Punto.

Brindare con Cin Cin facendo toccare i bicchieri. Forse non tutti sanno che l’origine delle parole “Cin Cin” è da attribuirsi ai marinai cinesi sottoforma di “qǐng qǐng” ovvero “prego prego” detto in modo scherzoso talvolta a mo’ di sfottò. Le parole sono comunque il problema minore se pensiamo all’atto di far toccare i bicchieri l’uno con l’altro. Oltre ad essere particolarmente fastidioso, questo gesto “impone” che ogni commensale si senta in dovere di far tintinnare il suo bicchiere contro i calici di tutti gli altri partecipanti. Non è raro, in queste occasioni, assistere a contorsionismi degni del Cirque du Soleil. L’origine del brindisi, invece, deriva da una parola spagnola (brindis) il cui significato è: “lo porto a te”. Un modo educato di brindare è sollevare il calice e porgere l’augurio.

Questa è la mia personale classifica. Quali sono le cose che vi danno più fastidio?

BONUS: per gli irriducibili del “Cin Cin”, direttamente da Wikipedia, un elenco delle parole usate per brindare in svariati stati del mondo:

Afrikaans: gesondheid,
Albanese: gëzuar.
Armeno: genatzt.
Azero: afiyæt oslun.
Bosniaco: uzdravlje, živjeli.
Bulgaro: наздраве (nazdrave).
Cantonese: gom bui.
Ceco: na zdraví.
Cinese yung sing, gan bei, gānbēi.
Coreano: konbae.
Croato: živjeli.
Danese: skål.
Ebraico: l’chaim.
Egiziano (arabo): fee sihetak, bisochtak.
Esperanto: je via sano.
Estone: tervist.
Finlandese: kippis.
Francese: santé, tchin tchin.
Gaelico: slangiva.
Georgiano: vakhtanguri.
Giapponese: kanpai.
Greco: στην υγειά σου/σας (stín ygeiá sou/sas).
Groenlandese: kassutta, imeqatigiitta.
Hawaiano: okole maluna.
Hindi: pro.
Inglese: cheers.
Irlandese: sláinte.
Islandese / norreno: skál.
Lettone: prieka.
Libanese (arabo): kessak.
Lituano: į sveikatą.
Malayalam: adi aliya.
Macedone: na zdravje.
Norvegese: skål.
Olandese: proost, gezondheid.
Polacco: na zdrowie.
Portoghese: saúde.
Romeno: pentru sanatate, noroc.
Russo: ваше здоровье (vaše zdorov’e).
Scozzese: slainte.
Siriano (arabo): kasak.
Slovacco: na zdravie.
Somalo: auguryo.
Spagnolo: salud.
Svedese: skål.
Swahili: maisha marefu.
Tedesco: Prost, zum Wohl.
Tagalog: tagay, kampay.
Turco: şerefe.
Ucraino: будьмо (budmo).
Ungherese: kedves egeszségedre.
Serbo: živeli, nazdravlje.

 

Alberto Bracco

Alberto Bracco

Sommelier FISAR, WSET Advanced in Wines & Spirits, assaggiatore ONAV e bevitore seriale. Nel mondo del vino per lavoro, passione e anche un po' per caso. Seguimi su Vivino o scrivimi una mail

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