Scarpe Toste Unplugged: il Gewurztraminer orange e spettinato di Le Macchie

Scarpe Toste Unplugged: un orange wine.

Non sono solito consumare orange wines. Rappresentano un genere di prodotto che, stranamente, non suscita in me un particolare interesse vuoi perché viva in una zona dove questa tipologia è “poco sentita”, vuoi perché i pochi sporadici incontri con alcuni di questi vini non mi abbiano lasciato entusiasta (anzi). Una particolare congiunzione astrale ha voluto che in casa arrivasse una bottiglia di Scarpe Toste Unplugged: l’orange di Cantina Le Macchie per mano di amici dei miei genitori (che ringrazio). Da consumare, a detta dei produttori, come vino da meditazione o accompagnato da formaggi stagionati. Non sono uno che medita molto, ma amo i formaggi: scelta semplice quindi, grazie anche al fatto di essere appena tornato dalla Sardegna con un piccolo bottino caseario.

Le Macchie

La Cantina Le Macchie si trova Castelfranco (Rieti) e i suoi vigneti si estendono tra la conca reatina e il Monte Terminillo ad un’altitudine compresa tra i 610 e 650 mt s.l.m. Proprio grazie a queste quote elevate, la cantina aderisce al CERVIM (Centro di Ricerca, Studi, Salvaguardia, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura Montana) che supporta la viticoltura eroica.
La superficie vitata si divide tra varietà autoctone (Cesenese Nero, Malvasia, Montepulciano) e “nordiche” (Gewürztraminer, Riesling Renano, Traminer) che trovano condizioni climatiche ideali tra escursione termica, pendenze, suoli minerali e argillosi. 

Scarpe Toste Unplugged

In musica, il termine “unplugged”, si riferisce a un’esibizione o a una registrazione in cui gli strumenti musicali vengono suonati senza amplificazione elettrica o elettronica, concentrandosi sull’acustica naturale degli strumenti stessi e questo vino è così: “senza elettronica”. Scarpe Toste Unplugged è un Gewürztraminer; non uno di quelli precisini, imbellettati e un po’ sterili inspiegabilmente presenzialisti in tempi poco remoti all’ora dell’aperitivo. Questo è il fratello un po’ scapestrato: è la band che hai sempre ascoltato ma in versione strumentale, dove il testo della canzone viene messo a nudo senza l’invadenza dell’amplificazione, dove il cantante lo riconosci, è sempre lui, solo un po’ più spettinato. 

Fermentazione spontanea con macerazione sulle bucce (circa una ventina di giorni), rimontaggi quotidiani e follature. Affinamento per cinque mesi sulle fecce fini. Colore aranciato/ambrato.
Appena 1000 bottiglie prodotte.
Scarpe Toste Unplugged al naso ricorda un vino passito, con dolcezze di miele, cera d’api e caramello, ma senza esagerare. Spiccano la rosa canina appassita, la pesca e l’albicocca. Ricco, preciso, elegante. In bocca è nervoso, dinamico, quasi piccante, e sprigiona una potenza aromatica che colpisce. Il sorso è avvolgente, con una nota calda e piena, che si chiude in una profonda vena amara: è quella che riporta i piedi per terra, nelle nostre scarpe toste, quelle usate per solcare i vigneti. È lungo, persistente, e nonostante l’aromaticità quasi opulenta, invoglia al sorso successivo.
L’unica “nota semi-stonata”? L’alcolicità importante (15%): coerente con il clima, forse meno con il mercato. Ma, in fondo, a questo vino importa poco: va dritto per la sua strada.

 

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Alberto Bracco

WSET 3 in Wine & Spirits, Sommelier FISAR, assaggiatore ONAV , autore per Versanti Mag e bevitore seriale. Nel mondo del vino per lavoro, passione e anche un po' per caso. Seguimi su Instagram o scrivimi una mail

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