Il vino di Mykonos: perché non ne hai mai sentito parlare
Mykonos: sole, spiagge, movida. Soprattutto quest’ultima ricopre una parte fondamentale dell’offerta di una di una vera e propria perla delle Cicladi.
Nonostante la tendenza globale nel ripudiarlo, l’alcool rimane il carburante della vita notturna, con buona pace dei salutisti.
Cosa si beve sull’isola? Girando per i locali i “main sponsor” sembrano per lo più superalcolici; dai locali Ouzo e Metaxa alle Tequila premium come Don Julio e Clase Azul fino ai prodotti più mainstream come la Vodka Grey Goose. E il vino? La scena è dominata dagli Champagne dei marchi più largamente conosciuti, soprattutto del gruppo LVMH.
Nonostante la Grecia sia stata tra le culle dell’enologia, i vini locali brillano per la loro assenza. Nelle carte dei ristoranti fanno timidamente capolino bottiglie principalmente provenienti da isole vicine o dall’entroterra. Mi è sorto il dubbio non ci fosse nulla di prodotto in Mykonos e ho iniziato a fare un po’ di ricerca. Il risultato non è stato esaltante dato che, a detta di alcuni commercianti locali, esistono solo minuscole realtà che nemmeno imbottigliano per la vendita o altre realtà che, pur facendo accoglienza non hanno una buona distribuzione dei loro vini presso i negozi dell’isola. L’unica azienda strutturata pare essere Vioma, una cantina/fattoria biologica e biodinamica situata nel villaggio di Ano Mera.
Nei vari negozietti locali, ho visto che erano disponibili un bianco, un rosato e un rosso. Mi sono ripromesso di provarne uno al giorno per tre sere consecutive. Spoiler: mi sono fermato alla seconda sera dato che l’amor proprio ha prevalso sull’amore per la “scienza”.
Come premessa, la “degustazione”, se così si può chiamare, è stata fatta nelle peggiori condizioni possibili: di sera, dopo una giornata di mare, con un aperitivo improvvisato e bicchieri da acqua di vetraccio (anche se dubito che Riedel, Zalto, Lehmann Glass etc avrebbero migliorato drasticamente la situazione). Finito questo momento di auto-denuncia passiamo ai vini.
Gli assaggi
Vino Bianco
L’annata non è indicata in etichetta, gradazione 12%. Vitigni: Assyrtiko e Athiri. Giusto per inquadrarli, l’Assyrtiko è uno dei vitigni a bacca bianca più conosciuti della Grecia, originario della non lontana Santorini, mentre l’Athiri è un vitigno storico delle Cicladi diffuso anche a Rodi. Il primo apporta una sferzante acidità che riesce a sviluppare nonostante il clima caldo della zona, mentre il secondo porta in dote un profilo aromatico spiccato, ricco di note di fiori bianchi, agrumi dolci e frutta a polpa bianca. Andiamo nel bicchiere. Al colore si presenta quasi come un esame delle urine con tracce di sangue: paziente decisamente non in salute. Presumo ci sia stata una macerazione prolungata sulle bucce. Tuttavia, al naso è piacevole con delle note quasi aromatiche (che a tratti ricordano il Moscato) di fiori bianchi e frutta molto matura, quasi surmatura. Appena entra in bocca si percepisce una minima quantità di CO2: non so se sia dovuta a scelte di imbottigliamento o a una micro-rifermentazione involontaria. L’attacco ricorda un vino dolce vinificato secco. L’acidità è ben presente ma non invasiva, lasciando spazio a una certa “ciccia” che rende il sorso più largo che verticale. Nonostante i soli 12°, al palato risulta percepibilmente alcolico, segno di una struttura un po’ carente che lascia la “coperta corta”. L’aromaticità avvolge il palato dall’inizio alla fine; il sorso chiude in modo piuttosto pulito, anche se il finale che rimane dopo la deglutizione è ancora molto invasivo e persistente. Non riesco a capire quanto questa sensazione di pulizia sia merito dell’acidità e quanto di quella leggera frizzantezza che, a mio parere, non dovrebbe esserci. Resta comunque un vino godibile che si adatta bene a un certo tipo di cucina greca: piatti a base di verdure e formaggi non troppo ricchi, dove non serve un’acidità sferzante per sgrassare, ma dove la struttura e il peso aromatico li mette tutti il calice. Insomma, non un vino che ti fa gridare “al miracolo” con conseguente voglia di trasferirti seduta stante a Mykonos ma nemmeno tale da farti desistere dalle prossime degustazioni (ahimè).
Vino Rosato
Passando al rosato, la gradazione sale a 12,5% e il vitigno è la Mandilaria (o Mandilari): uva a bacca rossa locale (inteso come dell’Egeo e non in particolare di Mykonos) nota per tannini fitti e un’acidità tutt’altro che tagliente.
Contrariamente a quanto ci si aspetterebbe da un rosato (che, al di fuori di alcune regioni storiche amanti della struttura, dovrebbe puntare tutto su freschezza, leggerezza e leggiadria) qui il naso si presenta stanco. Emergono note di frutta a bacca rossa fin troppo matura e un accenno surreale che mi ricorda l’oliva in salamoia.
Ancora una volta, sia al naso sia al palato la percezione alcolica sembra nettamente superiore ai 12,5° dichiarati in etichetta. In bocca l’unico elemento davvero piacevole è un ingresso spiccatamente sapido, quasi salino, che prova a regalare un minimo di dinamismo a un vino in realtà fiacco e “seduto”; carente sia sul fronte dell’acidità sia su quello degli aromi fragranti. Purtroppo questi timidi accenni di piacevolezza spariscono già a metà sorso, lasciando spazio a un peso alcolico e strutturale che impasta il palato. È stato questo secondo assaggio a convincermi definitivamente che due sere d’esperimento potessero bastare e che il rosso, sullo scaffale del negozio, potesse tranquillamente rimanerci.
Mykonos terra da viNO
Alla fine di questa mini-esplorazione, confesso che un dubbio mi è rimasto: quanto di ciò che ho trovato nel calice sia il frutto di precise scelte enologiche e quanto, invece, il semplice risultato di vini un po’ acciacconi?
Sia chiaro, la responsabilità delle nefaste conclusioni potrebbe essere anche mia. Magari ho preso troppo sole in spiaggia, o la colpa è del bicchiere improvvisato in camera, di un contesto che era tutto fuorché da degustazione tecnica o (ipotesi remota e del tutto speculativa, s’intende) di una conduzione di cantina gestita con una certa, diciamo così, allegra approssimazione. O molto più probabilmente di un micidiale mix di tutte queste cose insieme.
Resta il fatto che una certezza me la porto a casa: se quando si pensa a Mykonos il vino locale non rientra nemmeno tra le prime cento cose che ti vengono in mente… beh, un motivo forse forse c’è.

