Calice ISO? No, grazie; Schott Zwiesel Sensus

Chi partecipa abitualmente a degustazioni (nonostante il periodo nefasto per questo genere di eventi) si sarà quasi di certo imbattuto nei famosi o famigerati bicchieri ISO. Si tratta di calici sviluppati a partire dagli anni ’50, basandosi sugli studi dell’enologo francese Jules Chauvet, che teorizzavano un corretto sviluppo degli aromi valutando il rapporto tra il volume del vino e la superficie di contatto con l’aria. La forma del calice detta ad “uovo allungato” deve il suo nome al fatto che le misure siano state codificate presso l’International Organization for Standardization (abbreviato appunto con ISO).

Calice ISO
Calice ISO

Caratteristiche del bicchiere ISO

Lo scopo del bicchiere ISO è quello di offrire uno strumento standardizzato in grado di porre i diversi vini degustati nella stessa condizione. Sul mercato esiste infatti una molteplicità di bicchieri in grado di “amplificare” i sentori di diversi vitigni o tipologie di vini. Questo calice, da riempire fino a 50ml (massimo100ml), è stato studiato in modo da non disperdere gli aromi che verranno convogliati verso l’apertura del bevante (la coppa del calice per intenderci).

Alcune considerazioni sul bicchiere ISO

Per quanto questo calice voglia adempiere al meritorio compito di offrire uno strumento standard per la degustazione ponendo tutti i vini in eguali condizioni, se da un lato è vero che non privilegia nessun vino o vitigno, dall’altro mostra una certa “mortificazione” di tutti i vini. Caso a parte sono gli spumanti che vengono particolarmente penalizzati, soprattutto lato perlage, da questo bicchiere.

Alla ricerca del “bicchiere perfetto”

Seppur il bicchiere ISO dalla sua abbia l’indubbio vantaggio della robustezza (fondamentale in certi tipi di eventi o quando si deve viaggiare con i bicchieri al seguito), sinceramente non mi sono mai trovato a mio agio ad utilizzarlo durante le degustazioni. La forma così stretta tende a svantaggiare vini che si aprono più lentamente mettendoli in notevole difficoltà se assaggiati in batterie dove si hanno a disposizione pochi minuti. È da un po’ di tempo che sto cercando un calice “definitivo” (anche se di definitivo nella vita non c’è nulla) da utilizzare indistintamente con bianchi e rossi e che possa di tanto in tanto venire in giro con me. Ho provato diversi bicchieri definiti “universali” e non nascondo di essermi trovato bene con calici come lo Zalto Universal che però mi ha sempre trasmesso una certa idea di fragilità che, al prezzo a cui viene venduto (circa 40€) e data la mia maldestria, mi sono trovato costretto a scartare. Navigando come un’anima in pena per la rete, mi sono imbattuto in Schott Zwiesel, un produttore tedesco che aveva a catalogo un bicchiere che sembrava fare al caso mio: il “Pure Sauvignon Blanc” che, a discapito del nome, viene consigliato dalla casa anche come calice universale. Ho contattato Schott Zwiesel per avere più informazioni spiegando quello di cui avevo bisogno e, dopo qualche scambio di e-mail, mi sono trovato con due tipologie di calici denominate “Sensus” e un bicchiere della gamma Pure, il Beaujolais, da testare. Piccola anticipazione: proprio provando il Pure Beaujolais, a Natale, mi sono regalato un set di calici Pure Sauvignon Blanc per apprezzarne le differenze.

Schott Zwiesel Sensus

Il calice Sensus è stato specificamente progettato per eventi e degustazioni dove serve facilità di trasporto, robustezza e facilità di lavaggio. Grazie a una stretta collaborazione tra l’Istituto tedesco del vino e l’Associazione tedesca dell’agricoltura è nato appunto questo bicchiere. La promessa è un miglior approccio alla degustazione rispetto al calice ISO garantendo però anche un “terreno di gioco neutrale” per i diversi vini. Lo stelo corto, infine, garantisce maggior sicurezza durante il trasporto.

Schott Zwiesel Sensus
Schott Zwiesel Sensus

Il lato oscuro: Sensus Black

Quando la degustazione deve essere alla cieca in tutto e per tutto, si può usare il Sensus Black: una versione del calice Sensus di colore nero che non lascia penetrare la luce impedendo di fatto l’esame visivo di un vino. Questo, a detta del produttore, favorirebbe la concentrazione sugli aspetti gusto-olfattivi. Io l’ho provato e devo ammettere che si tratta di uno strumento interessante che, però, potrebbe trovare impiego in ambiti che non sono i miei. Lo vedrei bene usato in qualche panel di degustazione che ha richieste specifiche. Come oggetto di design invece… fa decisamente la sua figura.

Schott Zwiesel Sensus Black
Schott Zwiesel Sensus Black

Schott Zwiesel Pure

Pure è una gamma studiata principalmente per la ristorazione. Il calice denominato Pure Sauvignon Blanc, nonostante riporti nel nome come da recente consuetudine la sua predilezione verso una varietà, è quello che la casa produttrice consiglia come bicchiere universale. Non è un peso piuma come certi bicchieri superleggeri. Siamo attorno ai 140g che non si fanno molto sentire grazie a un buon bilanciamento generale. Sono soffiati a macchina (e dato il prezzo di circa 5€ a calice non mi aspettavo diversamente) ed hanno una capacità di 408ml. Questi bicchieri si avvalgono di un brevetto di Schott Zwiesel chiamato cristallo Tritan® dove, per farla breve, durante la produzione del vetro piombo e bario vengono sostituiti da titanio e zirconio. Il tutto a favore di un alto profilo ecologico, maggior robustezza e brillantezza. Purtroppo ho testato mio malgrado la robustezza del bicchiere facendolo inavvertitamente cadere da circa un metro di altezza: nessun danno. Va tenuto conto però che la superficie sulla quale è cascato era un parquet di legno; dubito avrebbe resistito a una caduta sul marmo, ma non intendo fare altri test in questo senso.

Schott Zwiesel Pure Sauvignon Blanc
Schott Zwiesel Pure Sauvignon Blanc

Degustazioni comparative

Ho fatto diversi test assolutamente non tecnici e altamente soggettivi mettendo a confronto sugli stessi vini 4 calici: ISO, Sensus, Pure Sauvignon Blanc e Pure Beaujolais. I diversi vini spaziavano dai bianchi più semplici ai semi-aromatici e dai rossi giovani ai rossi dall’affinamento più importante. I due calici in diretta concorrenza per occasione d’uso (ISO e Sensus) hanno restituito sensazioni differenti. L’unico caso in cui l’ISO ha dominato è sull’olfazione a bicchiere fermo di bianchi non aromatici. Però, agitando il bicchiere, l’ISO ha mostrato il fianco al Sensus che ha restituito una gamma più ampia e fruibile nell’immediato. Ho trovato nel Sensus un buon strumento, soprattutto se sfruttato in quelle situazioni dove avere il proprio calice in viaggio è necessario. Tuttavia, in condizioni più “tranquille” il Pure Sauvignon Blanc si è rivelato più performante su tutta la linea mostrando una buona versatilità e una piacevolezza durante l’utilizzo decisamente superiore. Piccolo appunto sul Pure Beaujolais che, pur essendo vicino al Pure Sauvignon Blanc nella degustazione dei bianchi (restandone mezzo gradino sotto), ha dato maggior rilievo ai rossi.
Concludendo: trovo davvero difficile trovare una situazione (a parte alcuni spiriti e vini fortificati) dove riesco a usare con soddisfazione i bicchieri ISO. Il Sensus è una buona alternativa a tutto tondo per chi cerca la robustezza. Il Pure Sauvignon Blanc, per ora, è il mio bicchiere “universale”: il giusto compromesso tra un calice comune e un supercalice dei sogni che però si può spezzre  con un grissino come un famoso tonno.

Universale universale?

Per quanto l’idea di un calice universale sia affascinante, in quanto utilizzando lo stesso strumento si ha la possibilità di valutare diversi elementi in uno stesso scenario, ci sono ambiti in cui lo stesso potrebbe rilevarsi eccessivamente penalizzante per certe tipologie di vino come gli spumanti. Proprio pensando agli spumanti (dai metodo classico italiani a quelli d’oltralpe su tutti) mi sono convinto a valutare un calice apposta per questa tipologia. Altro marchio, altra forma e… altra storia.

Alberto Bracco

Studente WSET Diploma, sommelier FISAR, assaggiatore ONAV e bevitore seriale. Nel mondo del vino per lavoro, passione e anche un po' per caso. Seguimi su Vivino o scrivimi una mail

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