Il Nizza è (stato) bello! Un banco d’assaggio tra qualche basso e tanti alti.

Il Nizza é, la manifestazione con banchi di assaggio del Nizza DOCG a Palazzo Crova in Nizza Monferrato, si è conclusa da qualche giorno.
Forse non mi sono ancora abituato a tornare a partecipare agli eventi di degustazione. Mi fa ancora strano. Oltre ai soliti impacci contorsionistici dovuti al dover prendere appunti con un bicchiere in mano, si aggiunge quello strano balletto del “tira giù la mascherina / tira su la mascherina”. Non parliamo poi di quando incontri qualcuno che conosci… si può stringere la mano? Ah già il bicchiere e il notes da tenere… ripeto, non mi sono ancora abituato e mi fa strano.
Eppure, nonostante questo assurdo periodo, è bello tornare ad assaggiare, riprendere contatto con i vini, scambiarsi opinioni. È bello, punto.
Quando l’occasione, poi, è ghiotta come poter partecipare a un banco degustazione con più di 80 Nizza DOCG a pochi passi da casa… e chi se la lascia scappare?
Una bella panoramica tra alti e bassi di una denominazione che sta crescendo sempre di più.

Solitamente, quando mi vengono prospettate due notizie, una positiva e l’altra negativa, preferisco sempre partire da quest’ultima. Alla fine, come per i pasti, è giusto che il dolce sia chiamato per ultimo a lasciare un buon ricordo.

I “bassi”

Sono stati decisamente pochi ma comunque degni di nota. In un periodo felice come questo, dove finalmente si è capito come usare il legno nell’affinamento del vino, ci sono ancora produttori che sono legati a un’idea “anni ’90” dell’utilizzo delle botti/barrique: un uso massiccio e quasi stucchevole di uno strumento erroneamente usato per “insaporire”. Complimenti al falegname, un po’ meno all’enologo.
Altra nota stonata l’ho trovata in bottiglie dall’alto blasone che fanno piangere il portafogli ma non fanno sorridere il palato. Un vino che mi è stato presentato come la più alta espressione della casa e che sul mercato viene proposto a cifre importanti, non aveva quasi nulla di un Nizza e, a pensarci su, aveva anche poco di un Barbera. Sono estremamente convinto che una denominazione come il Nizza debba avere dei portabandiera di pregio (un po’ come sta facendo il Monfortino per il Barolo) però anche la sostanza è richiesta. Scusanti come “si deve ancora fare” o “tra qualche anno sarà un grande vino” lasciano il tempo che trovano, soprattutto alla luce di un pallido presente.
In fine (anche qui mi riferisco a pochi ma blasonati esempi), conosco la barbera per la sua alta acidità in grado di tener banco al corpo di questi Nizza. Vedere che alcuni vini (tra l’altro apprezzati sul mercato) presentano un’acidità fasulla come una banconota da 30€ mi lascia un po’ perplesso.

Gli “alti”

Un plauso doveroso va a un’organizzazione attenta, dagli spazi agli accessi. Ingressi scaglionati su prenotazione. Per ogni gruppo due ore di tempo.
Se è vero che le due ore messe a disposizione di ciascun gruppo non sono sufficienti per una degustazione così vasta bisogna tenere conto del fatto che una soluzione diversa, che potesse permettere una fruizione maggiore, non riesco a immaginarla.
Il Nizza DOCG ha dato sfoggio di una compattezza notevole. La tendenza qualitativa è in assoluta crescita ed è notevole come certi tratti distintivi del territorio escano fuori nel bicchiere. Uno da citare su tutti come esempio è la forte nota salina dei campioni delle zone di Castel Boglione, Castel Rocchero che quasi scompare nei Nizza di Moasca, Calamandrana e San Marzano Oliveto.
Qualche cantina rinomata per i vini dai tratti olfattivi non propriamente puliti è rientrata (finalmente) nei ranghi.
Un Nizza che sa cosa fare da grande e in alcuni felici casi è già grande.
Altra nota piacevole è un generale e diffuso aumento della bevibilità in vini che non fanno propriamente della leggerezza il loro vessillo (causa corpo e alcolicità sostenuti); c’è comunque una certa leggiadria che non relega assolutamente il Nizza DOCG ai soli “pranzi della domenica”. 

Alcuni assaggi

Premessa doverosa: mi sono concentrato di più sui vini che assaggio raramente tralasciando (per forza di cose dato il numero dei campioni) bottiglie che ho bevuto più spesso come il Ru di Erede di Chiappone Armando, Moncucco di Dacasto Duilio, 1613 di Ivaldi Dario, Historical di Poderi Cusmano, Pragerolamo di Durio

Viti Vecchie Nizza DOCG 2018 – Gianni Doglia: un vino sfaccettato che passa agilmente dalle note sapide al sottobosco con una freschezza di fondo che apre sulla ciliegia.

Nizza DOCG Riserva 2015 – LHV Agricola: Uno dei pochi 2015 che mi ha convinto dove il corpo riesce a tenere a bada l’irruenza dell’annata accompagnato da frutti rossi ben delineati.

Augusta Nizza DOCG 2016 – Isolabella della Croce: un grande vino, dinamico e presente, frutti rossi maturi, tanto corpo e bevibilità che non preclude ancora parecchi anni di affinamento in bottiglia.

Titon Nizza DOCG 2018- L’Armangia: una garanzia. Sempre! Il produttore si definisce “un bianchista” eppure i suoi vini rossi fanno girare la testa.

Nizza DOCG 2017 – Garesio: una delle sorprese (per me) di questo banco di assaggio. Un a nota salina apre a un corpo pieno e lunghezza gustativa da vendere.

Nizza DOCG 2016 – Marco Pesce: questa 2016 ha dato sfoggio di grande eleganza. Un Nizza raffinato che mi ha colpito positivamente.

Nizza DOCG 2018 – Serra Domenico: mi sbilancio: è stato uno dei miei preferiti su tutta la linea. Un’esaltazione del terroir di Agliano Terme. 

 

 

Alberto Bracco

Studente WSET Diploma, sommelier FISAR, assaggiatore ONAV e bevitore seriale. Nel mondo del vino per lavoro, passione e anche un po' per caso. Seguimi su Vivino o scrivimi una mail

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