Corpinnat: non chiamatelo Cava. ll super Metodo Classico spagnolo

Di CAVA in Italia non se ne trova molto eppure si tratta di una mastodontica denominazione di origine spagnola che, giusto per fare un esempio, nel 2016 contava più di 245 milioni di bottiglie spedite. Piccolo passo indietro; siamo negli anni ’60 e in Spagna si inizia a chiamare CAVA (in modo informale) il Metodo Classico locale. Si vede che il nome “suonava bene” e, infatti, nel 1972 CAVA diventa una vera e propria denominazione di origine.

La zona di elezione è il Penedès seguita da Lleida e Tarragona, tutte in Catalogna: regione che fa la parte del leone nella denominazione. Circa il 95% delle uve usate per produrre CAVA sono appunto catalane. Altri territori distanti comunque concorrono (alcune parti della Rioja o della zona di Valencia).

Il CAVA è un Metodo Classico prodotto con diverse uve, per lo più locali:

  • Macabeu (36% dei vigneti)
  • Xarel-lo (26% dei vigneti)
  • Parellada (21% dei vigneti)
  • Chardonnay (con il 9% dei vigneti sta iniziando ad essere sempre più utilizzato)
  • Malvoisie
  • Pinot Nero
  • Trepat
  • Grenache
  • Monastrell

…e con diversi mesi di affinamento sui lieviti:

  • Cava 9 mesi
  • Reserva: 15 mesi
  • Gran Reserva: 30 mesi

Seppure i numeri parlino di un successo mondiale, una parte dei più significativi produttori di CAVA di qualità non è contenta di come in generale questo vino viene percepito dal mercato. Prezzi bassi se confrontati ad altri Metodo Classico di pregio, qualità discontinua e scarsa capacità di portare il territorio nel bicchiere. Quest’ultimo punto è uno dei più dolenti (assieme al prezzo ovviamente). La zona è vasta e spesso non viene enfatizzato, e percepito, il legame tra il territorio e prodotto.

CAVA de “Paraje” Calificado

Per cercare di placare il malcontento tra i produttori, nel 2016 viene istituita una nuova categoria: il CAVA de Paraje Calificado (CAVA da zone qualificate). Per entrare a far parte di questo “super CAVA” sono richiesti una serie di requisiti:

  • Zona di produzione limitata
  • Vigneti di almeno 10 anni
  • Resa per ettaro ridotta (8000 Kg/ha)
  • Vinificazione all’interno della cantina del produttore
  • Resa in mosto ridotta (48 hl/ha)
  • Affinamento minimo sui lieviti di 36 mesi
  • Prodotto esclusivamente millesimato
  • Dosaggio esclusivamente Brut

Un passo importante della denominazione che però non è servito a fermare quella che, pochi anni dopo, si è trasformata in un’emorragia di produttori.

Corpinnat: nel cuore del Penedès

È il 31 gennaio 2019 e i 6 fondatori dell’Associació de Viticultor i Elaboradors Corpinnat (AVEC) abbandonano la denominazione CAVA. Per spiegare il malcontento bastano alcuni numeri. Le sei cantine ideatrici del progetto Corpinnat (Gramona, Llopart, Nadal, Recaredo, Sabaté i Coca e Torelló) rappresentavano appena l’1% all’interno della DO CAVA ma ben il 30% della tipologia CAVA Gran Reserva ed erano 6 dei 13 produttori ammessi alla produzione di CAVA de Paraje Calificado.

Con una denominazione così fortemente sbilanciata verso la grande industria, l’immagine  e il vino di questi produttori non potevano senz’altro essere ben rappresentati.
Questa nuova associazione il cui nome è composto da COR (il cuore) e PINNAT (parola che si riferisce all’origine del nome Penedès) vuole riunire i produttori di Metodo Classico del Penedès di maggior qualità cercando di diventare la punta di diamante della spumantizzazione iberica.
Ai 6 fondatori se ne sono già aggiunti altri (Mas Candí, Huguet-Can Feixes e Júlia Bernet) e altre adesioni potrebbero non farsi attendere molto.

Ad oggi le indicazioni di produzione sono un po’ vaghe (soprattutto a riguardo dell’affinamento) e prevedono:

  • Zona di produzione limitata
  • Solo uve da agricoltura biologica raccolte a mano
  • Vinificazione all’interno della cantina del produttore
  • Affinamento lungo ( 30/60 mesi)

Ho avuto la possibilità di assaggiare parte della produzione di Recaredo (una delle aziende più impegnate nel progetto Corpinnat) e devo dire che il loro vino parla di qualcosa che va decisamente oltre quello che ho trovato in buona parte dei CAVA che mi sono capitati nel bicchiere.
Le basi sono solide, bisogna solo vedere se il mercato del Metodo Classico che è già affollato da “prime donne” avrà spazio per la sorella graziosa della donna barbuta.

 

Alberto Bracco

Studente WSET Diploma, sommelier FISAR, assaggiatore ONAV e bevitore seriale. Nel mondo del vino per lavoro, passione e anche un po' per caso. Seguimi su Vivino o scrivimi una mail

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