Un vitigno, due vini e Tre Pupitres: il Timorasso secondo Tenute Rade

Se ami i vini piemontesi, e più in generale i più grandi vini italiani, e non hai mai sentito parlare di Timorasso, forse hai vissuto gli ultimi decenni da eremita. Vitigno già coltivato in provincia di Alessandria nell’antichità ha poi subito un espianto quasi totale dopo l’avvento della fillossera (date le rese basse e incostanti in un periodo dove la produttività era fondamentale). Solo a partire dagli anni ’80, grazie principalmente a Walter Massa assieme ad altri “coraggiosi” vignaioli, è iniziata la ribalta del Timorasso. Una scommessa non facile. In una regione dove i vitigni a bacca rossa la fanno da padrone e, più nello specifico, in un areale come il Tortonese che non è mai stato considerato la punta di diamante dell’enologia piemontese, il Timorasso si afferma come un vitigno fortemente territoriale che mal si adatta ad essere coltivato fuori dalla sua zona di elezione e dal lungo potenziale di affinamento.
La prima volta che mi sono approcciato al Timorasso di Tenute Rade me la ricordo bene. Non vedevo Daniele (il proprietario dell’azienda) da molto tempo e, dato che eravamo tutti e due a Vinitaly, in tempi meno nefasti (per non essere volgare) abbiamo approfittato di mezz’ora di libertà per fare una degustazione e quattro chiacchiere. Conoscevo l’azienda principalmente per le sue Barbera (tra le quali ho un vivido ricordo di Historical, la Barbera d’Asti Superiore, uno dei vini di punta dell’azienda) e mai più avrei pensato che dal Monferrato si spingesse nel Tortonese per produrre un Timorasso. In periodo di vendemmia mi sono di nuovo stupito: ho ricevuto una chiamata da Ilaria (che si occupa della parte commerciale) con la lieta novella; i Timorasso sono diventati due perché ora Tenute Rade ha un altro Metodo Classico da affiancare all’Alta Langa (già comparso tra i migliori spumanti secondo Decanter). Il tutto non poteva che finire con una degustazione.

Tenute Rade

Tenute Rade vede la luce solo nel 2015. Daniele Cusmano (Enologo) e suo padre Raimondo, però, erano già arrivati in Piemonte per seguire un sogno enologico che si era concretizzato alla fine degli anni ’80 con la loro prima azienda vinicola fondata nel 2001 e tutt’ora attiva. Raimondo, di origini siciliane e trasferitosi poi in Lombardia, trova la sua “dimensione enologica” proprio nella patria del Timorasso: il Tortonese e più precisamente Momperone (AL).  Quella dei Cusmano è una storia che parla di caparbietà e di una forte volontà di mettere il vino davanti a tutto, anche alla comodità dato che i loro vigneti vitati a Timorasso nel Comune di Momperone, distano circa 80 Km dalla cantina di Tenute Rade nata a Calamandrana (AT) e attualmente sita a San Marzano Oliveto a pochi chilometri di distanza dalla prima.

3 Pupitres

3 Pupitres è l’ultimo vino di Tenute Rade. Un “unicum” nel panorama del Timorasso dato che raramente questo vitigno viene spumantizzato in purezza con il Metodo Classico. Daniele mi ha detto che, a sua memoria, c’è solo un altro produttore che ci si cimenta.
Non vuole essere facile e non lo è. Il suo carattere è temprato dal freddo che caratterizza la valle in cui è coltivato a circa 400 m.s.l.m. Un Metodo Classico di razza che mi ha dato molto da pensare.
Mi ha sempre affascinato quando, camminando per strada, ho potuto avvalorare quella bizzarra tesi dei cani che assomigliano ai padroni e spesso ho indugiato più volte con lo sguardo passando continuamente dal bipede al quadrupede cercandone i “punti di contatto” (lo so ho strane psicosi ma non è questa la sede…). Vuoi che questa mia sensibilità verso l’argomento sia dovuta al fatto di chiamarmi Bracco, o meno, comunque è così. Ecco: assaggiando questo spumante da Timorasso, ci ho rivisto molto del suo creatore Daniele. A parte richiami molto personali come una parte di uno dei suoi tatuaggi che si intravede in etichetta, questo vino è come lui: schietto. Non è per tutti, può dividere e… a me è piaciuto in buona fine (e anche molto). La 2016 è la prima annata di questo 3 Pupitres che conta solo 1500 bottiglie prodotte.

Durante la degustazione, oltre alle varie domande di rito gli ho chiesto: “come mai il nome 3 Pupitres?”. La mia mente contorta pensava già a chissà quale motivazione conoscendo soprattutto il suo estro e il suo carattere. Sono stato spiazzato dalla risposta più semplice: “tre ne ho…”. Le ho viste. Le ho fotografate. Tre. Non una di più.

Si ma… com’è?

Diradamento a metà agosto, vendemmia a inizio settembre, niente malolattica, nessuna chiarifica e zero dosaggio. Così è: un vino estremamente diretto, anche con le sue (piacevoli) asperità. La sboccatura di questa 2016 è avvenuta a luglio 2020 per un totale di 40 mesi sui lieviti (la loro Alta Langa addirittura 61…). Al naso paglia e un leggero accenno balsamico; in bocca poi affonda come una lama, dritto con una vena sapida in ingresso mentre a poco a poco mostra anche in bocca tutte le sfumature già percepite al naso.

Se vi siete incuriositi, scoprite Daniele prima del suo Timorasso, prima di tutti i suoi vini. È un amico, per onestà lo dichiaro, ma non ne parlo bene per questo: ho solo lasciato che il bicchiere mi consigliasse.
Solo alcune imbeccate: Timorasso (non spumante), Alta Langa e Monferrato Rosso sono da provare (prima di passare a tutto il resto che ha da offrirvi Tenute Rade).

 

Alberto Bracco

Studente WSET Diploma, sommelier FISAR, assaggiatore ONAV e bevitore seriale. Nel mondo del vino per lavoro, passione e anche un po' per caso. Seguimi su Vivino o scrivimi una mail

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